Sessione 3 – Infrastrutture idrauliche e marittime
TITOLO
Verifica della sicurezza sismica delle dighe in materiali sciolti: nuove prospettive di valutazione attraverso la modellazione del problema al finito
SOMMARIO
L’età media delle dighe italiane supera il mezzo secolo. Come per altre infrastrutture nel nostro Paese, anche per le dighe esistenti è oggi fondamentale verificare il rispetto dei requisiti di sicurezza, tenendo conto delle mutate condizioni di carico rispetto a quelle previste nel progetto originario (ad esempio, i nuovi scenari climatici) e delle modifiche che il “sistema diga” può aver subito nel corso della sua lunga operatività.
Nel contesto delle dighe esistenti, la valutazione della sicurezza sismica delle dighe in terra, indipendentemente dalla tipologia costruttiva, rappresenta una sfida particolarmente complessa. In primo luogo, molte di queste opere sono state progettate senza considerare adeguatamente le azioni sismiche, o sottostimandole in maniera significativa. In secondo luogo, per una corretta previsione della loro risposta sismica, è fondamentale ricostruire la storia di carico pregressa (statica e sismica), raccogliere e interpretare una gran quantità di dati di monitoraggio relativamente a grandezze fisiche significative (e.g., cedimenti, pressioni interstiziali, portate filtranti, accelerazioni sismiche registrate durante eventi sismici passati), valutare eventuali variazioni nelle proprietà dei materiali da costruzione.
La relazione, dopo una breve disamina dei principali metodi di analisi impiegati nello studio del comportamento sismico delle dighe in terra, si concentra sui cosiddetti metodi dinamici avanzati, mettendone in evidenza vantaggi e limiti nella valutazione della sicurezza sismica di alcuni casi studio, oltre a discutere le strategie di back-analysis adottate.
Infine, saranno discussi alcuni aspetti innovativi della modellazione numerica delle dighe in aree sismiche, come le potenzialità dell’approccio DRM (Domain Reduction Method) per opere situate in prossimità di faglie attive, e le procedure di analisi per la simulazione dello svaso di una diga in terra nelle fasi post-sismiche.
BIO
Stefania Sica è Professoressa Associata di Geotecnica presso l’Università degli Studi del Sannio, dove è titolare dei corsi di “Fondazioni e Opere di Sostegno”, “Indagini e Caratterizzazione Geotecnica del Sottosuolo” e di “Modellazione di Problemi Geotecnici”. Laureata in Ingegneria Civile presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha conseguito nel 2001 il dottorato di ricerca in Ingegneria Geotecnica presso il consorzio delle Università di Roma La Sapienza e Napoli Federico II. Presso l’ateneo sannita è membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in “Tecnologie dell’Informazione per l’Ingegneria”, dove attualmente tiene il corso di “Interazione terreno-struttura e monitoraggio smart tramite sensori in fibra ottica”, in collaborazione con colleghi del settore di optoelettronica. Dal 2020 è membro del Presidio della Qualità dell’Università del Sannio.
La sua attività di ricerca, documentata in circa 150 articoli pubblicati su riviste e atti di convegni nazionali e internazionali, è focalizzata sulla modellazione numerica di problemi al finito di ingegneria geotecnica sismica, con particolare attenzione alle dighe in terra e all’interazione terreno-struttura. Ha, inoltre, ricoperto il ruolo di responsabile scientifico in diversi progetti di ricerca nazionali e convenzioni dipartimentali sulla riqualificazione sismica di dighe in terra esistenti.



