Sessione 1 – Infrastrutture di trasporto di superficie
TITOLO
Interventi complementari nella progettazione e costruzione di infrastrutture in condizioni geotecniche complesse
SOMMARIO
La realizzazione di infrastrutture in un territorio morfologicamente articolato come quello italiano impone di accompagnare l’inserimento di una nuova infrastruttura con una serie di “opere complementari” di miglioramento del contesto geotecnico per garantire il raggiungimento delle prestazioni di sicurezza e funzionalità previste per l’opera in progetto o per consentirne la realizzazione senza conseguenze per l’esistente. Prendendo spunto da alcune esperienze progettuali per interventi di realizzazione di nuove infrastrutture, ci si propone di illustrare esempi di opere complementari risultate necessarie nella progettazione e nella realizzazione di tratti di gallerie artificiali, di fondazioni di viadotti in aree franose, di lunghi tratti stradali a valle di una frana quiescente. A volte le opere complementari sono necessarie per riparare un contesto geotecnico fortemente deteriorato dal vissuto storico e consentire la ricostruzione di manufatti in un ambiente di pregio e particolarmente fragile. Le opere accessorie contribuiscono sempre in modo sostanziale al costo complessivo dell’opera finale ma non risultando immediatamente evidente la loro necessità viene spesso richiesto di minimizzarne l’impatto economico riducendo progressivamente le loro prestazioni dalla fase di progetto alla realizzazione. Al contrario, le opere accessorie devono essere progettate per prevenire i possibili dissesti delle infrastrutture o il raggiungimento di stati limite di servizio; conseguentemente il loro dimensionamento deriva da ipotesi particolarmente cautelative sul modello geotecnico di sottosuolo e sulle possibili azioni. Un’opera accessoria ben progettata è per questo sempre destinata ad essere sovrabbondante e talvolta eccessivamente invasiva e ciò sarà inevitabilmente confermato dal monitoraggio dell’infrastruttura principale tanto più le prestazioni previste risulteranno raggiunte.
BIO
Giuseppe Scarpelli si è laureato con lode in Ingegneria Civile Idraulica nel 1978 presso l’Università di Roma La Sapienza, con una tesi sul comportamento sperimentale delle argille consistenti e il modello Cam Clay, relatore il Prof. Giovanni Calabresi. Ha conseguito il Master of Philosophy in Geotechnical Engineering nel 1981 presso la University of Cambridge, con uno studio sulle bande di taglio nei terreni granulari e relatore il Prof. David Muir Wood. E’ stato ricercatore di ruolo presso l’Università di Roma La Sapienza, Associato di Geotecnica presso l’Università Politecnica delle Marche e dal 2000 Professore ordinario. Visiting Scientist presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Mass. Inst. of Technology, per studi sulla propagazione della frattura nei geomateriali con il Prof. Michael Cleary. Membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e componente del CEN TC250/SC7 di cui è stato vice presidente fino al 2013.Presidente del Gruppo Nazionale di Ingegneria Geotecnica nel triennio 2012-2015. Attualmente coordinatore del progetto europeo ADRION-AIMS, sulla gestione del rischio frana nei paesi che si affacciano sui mari Ionio e Adriatico.
E’ autore di oltre 150 pubblicazioni su rivista o in atti di congressi del settore della geotecnica con attività scientifica in diversi ambiti:
- Meccanica delle Terre con particolare riferimento al comportamento meccanico delle argille consistenti
- Stabilità e Consolidamento dei Pendii in argille
- Fenomeni di interazione fra pendii in frana e infrastrutture (gasdotti, gallerie, strade)
- Interazione opere di sostegno e terreno
- Geotecnica delle costruzioni storiche ed esistenti
- Normativa e sicurezza delle opere geotecniche.
Consulente in attività di progettazione geotecnica e di realizzazione di infrastrutture ed opere di ingegneria, dal 2012 attraverso la società GES, Geotechnical Engineering Services srl, nata come spin-off dell’Università Politecnica delle Marche.



